Svizzera: spedizione e resi gratuitiScopri di più

Come vestirsi per giocare a golf in montagna?

Golfista che gioca un colpo di avvicinamento sopra la valle

Il versante di fronte è ancora in ombra quando tira il primo drive, con le dita fredde. Tre buche dopo il sole ha superato la cresta e gioca con le maniche tirate su. Alla 14 il vallone ritorna in ombra, il vento sale, e richiude tutto.

Vestirsi per giocare a golf in montagna sta in una frase: strati sottili che si aprono e si chiudono camminando, un collo da chiudere quando sale il vento e di che coprirsi dal sole anche quando l’aria è fresca. Il resto è comfort.

In quota, quando la giornata non ha la stessa escursione

Ai percorsi in quota, da noi, si sale d’estate, nel giorno in cui in basso fa troppo caldo. Si parte da una valle la mattina e si riscende la sera avendo giocato un’altra stagione.

In quota una giornata può procedere a gradini: la partenza all’ombra del versante, il pieno sole sulle buche aperte, poi un vallone che ritorna in ombra. Al freddo del mattino si aggiungono questi cambi di esposizione. L’abbigliamento deve seguire entrambi, senza diventare ingombrante appena torna il sole.

Il principio degli strati non cambia con l’altitudine. Il vantaggio di un collo regolabile è adattarsi da una buca all’altra. Lo si apre o lo si chiude camminando; il cambio di strato si tiene per gli scarti più marcati.

Se ricorda una cosa sola: in montagna guardi la temperatura, il vento e l’esposizione. Consigliamo un abbigliamento adatto alle previsioni del percorso, con uno strato caldo disponibile nella sacca. Il collo regolabile affina il comfort; non sostituisce quella riserva.

Bermuda o pantaloni: scelga in base alle temperature previste e alla sua sensibilità al freddo. Uno strato caldo in alto non le scalderà le gambe.

Il vento, che arriva senza avvisare

Il vento può cambiare bruscamente al passaggio di un versante o di una cresta. Una buca riparata, la successiva in pieno: a volte lo si sente prima di aver visto muoversi un albero.

Due conseguenze. La prima: un collo alto chiuso limita l’ingresso d’aria all’altezza del collo. È una regolazione da un secondo, senza aprire la sacca, finché il vento resta moderato.

La seconda: nulla deve sbattere. Un lembo che svolazza, un cappuccio che batte sulla schiena si muovono esattamente nel momento in cui non deve pensare a nulla. Anche il cappellino, regolato stretto prima della partenza.

E se il versante soffia davvero, le serve un vero antivento. Noi non lo produciamo. Come la giacca antipioggia, verrà da un’altra parte, e non è un problema.

Il sole, più mordente che in basso

Può avere le mani fredde in partenza e rientrare con la nuca rossa lo stesso giorno. La freschezza della pelle non dice nulla sui raggi UV. Le nuvole ne assorbono una parte, ma un velo leggero può lasciare la radiazione elevata.

Salendo, l’atmosfera filtra meno gli ultravioletti: secondo MeteoSvizzera la radiazione aumenta in media dal dieci al dodici per cento ogni mille metri. Una partita dura diverse ore, a volte a metà giornata, quando gli UV sono più forti. Altitudine e durata si sommano: l’aria fresca non esonera dal proteggersi.

I punti che prendono sono sempre gli stessi: la fronte, le orecchie, la nuca, la parte superiore degli avambracci.

Le maniche lunghe coprono gli avambracci; quanto proteggono dipende dal tessuto. La Lega contro il cancro raccomanda l’ombra, gli abiti, un cappello e gli occhiali, con una crema solare complementare da rinnovare regolarmente. Sul percorso significa anche approfittare delle pause all’ombra.

Un cappellino lascia orecchie e nuca esposte. Un cappello a tesa larga le copre meglio; pensi anche alla crema sulla pelle scoperta.

Meglio preparare questa protezione in partenza che contare su una sensazione di caldo per ricordarsene.

Giovane golfista in felpa con cappuccio vicino a un carrello all’ombra degli alberi

Che cosa si porta, che cosa si lascia in auto

Nella sacca, oltre a quello che si porta di solito, uno strato caldo e le protezioni contro il vento o la pioggia annunciati. Lo strato con collo resta utile anche a cielo sereno, al passaggio all’ombra. E di che proteggere nuca e avambracci. Su questo non transigiamo.

Nel bagagliaio lasci un capo asciutto per il ritorno. Lo strato che potrebbe servirle sul percorso resta nella sacca: l’auto può essere lontana quando il tempo cambia.

Si dice spesso che in montagna sia tutto più rilassato. L’altitudine però non esonera dal verificare le indicazioni del circolo. Il tempo aggiunge le sue esigenze a quelle dell’abbigliamento; non le sostituisce. Un capo con colletto, un pantalone adatto al percorso e scarpe pulite formano la base.

Il quarter zip

Il quarter zip è il capo che consigliamo per queste alternanze. Collo chiuso alla partenza all’ombra del versante, aperto appena il sole supera la cresta: spesso si regola senza doverlo togliere.

Il nostro non è un antivento e non pretende di esserlo: è uno strato intermedio, da completare secondo il tempo.

Tutti gli articoli