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Portare il cane al golf: permesso, etichetta e sicurezza

Due fondatori Dogleg e il loro cane sulla terrazza

Il Suo cane adorerà. Non è quella la questione. La questione è sapere se il club, i tre giocatori del Suo flight e chi taglia i green adoreranno quanto lui.

Si incrociano abbastanza cani sui percorsi da credere che sia ammesso ovunque. Non lo è.

Una telefonata, e la questione è risolta

Dipende dal club. Alcuni accettano il cane al guinzaglio su tutto il percorso, altri lo rifiutano sul terreno di gioco ma lo accolgono in terrazza, altri ancora aprono solo in certi giorni o fuori dagli orari di punta. Due club vicini possono rispondervi il contrario.

Allora chiami la segreteria, in settimana, e si faccia precisare tre cose: il percorso, le aree attorno (club house, terrazza, campo pratica) e le fasce orarie. Quello che Le ha detto un amico non vale nulla. Nemmeno un cane visto lì la settimana scorsa.

E se la risposta è no, è no. Un club che tollera i cani può tornare indietro da un giorno all’altro, a causa di uno solo.

Un fondatore Dogleg e il suo terrier irlandese

Tre posti, mai

Il green e l’avan-green. La superficie più curata del percorso, tagliata cortissima, che registra tutto ciò che ci passa sopra: le unghie, l’appoggio di un cane che si ferma di colpo, un dietrofront un po’ vivace. Quel limite si impara in passeggiata, molto prima della prima uscita. Un cane che aggira i green per riflesso può portarlo quasi ovunque.

I bunker. Un cane che scava disfa in pochi secondi una sabbia rastrellata a mano.

I tee di partenza. Lì si colpisce, c’è materiale appoggiato ovunque e spesso un gruppo che aspetta dietro. Il cane resta indietro e tenuto, finché tutti non hanno giocato.

L’etichetta, che non è scritta da nessuna parte

Un cane si nota prima di tutto dal ritmo di gioco. Non dai latrati, non dai peli sulla sacca: dal ritardo. Se il Suo flight rallenta per causa sua, faccia passare il gruppo successivo senza aspettare che glielo chiedano.

Si avvisa alla partenza della 1 quando si gioca con sconosciuti. Alcuni giocatori hanno paura dei cani, altri sono allergici, ed è meglio saperlo alla prima buca che alla dodicesima.

Si raccoglie. Anche nel rough, e anche quando non guarda nessuno. E si lascia stare la fauna.

Guinzaglio o longhina, mai libero. La corsa libera presuppone un richiamo che tenga quando davanti parte una lepre, e quello che funziona in giardino non prova nulla. La longhina lascia campo al cane mentre Lei gioca. E niente guinzagli avvolgibili.

Quello che può succedere a lui

Il caldo. È l’unico punto di questa pagina su cui non ridimensioniamo nulla. Si crede che serva un’ondata di calore, o un’auto chiusa in pieno sole. Falso: ciò che manda in crisi un cane è lo sforzo prolungato. Un percorso è esattamente questo — ore di cammino, poca ombra, a un ritmo che non sceglie lui.

Guardi il cane, non il termometro. Ansimare intenso che non si placa più, salivazione eccessiva, mucose molto rosse, disorientamento, debolezza, vomito. I più esposti sono i cani brachicefali, i cani anziani, quelli in sovrappeso e le taglie molto grandi.

Se succede: fermi tutto, lo metta all’ombra, lo bagni abbondantemente sul corpo con acqua fresca di rubinetto, mai ghiacciata, e crei una corrente d’aria. Niente asciugamano bagnato appoggiato sopra. Prima si raffredda, poi si trasporta, avvisando il veterinario che sta arrivando. E nei giorni davvero caldi resta a casa.

Le palline. Una pallina da golf non diventa mai un giocattolo. Mai, nemmeno in giardino, nemmeno spaccata. Dura e scivolosa, si incastra volentieri all’uscita dello stomaco, e finisce spesso in sala operatoria. I segnali sono subdoli: vomito, appetito in calo, abbattimento. Se pensa che ne abbia inghiottita una, chiami subito il veterinario, senza aspettare il primo sintomo.

Anche i denti pagano: se la Sua unghia non lascia il segno sull’oggetto, è troppo duro da masticare. Provi su una pallina da golf.

Le traiettorie e il golf cart. Un cane che attraversa durante uno swing, o che salta da un cart in movimento, si fa male seriamente. Il posizionamento si allena proprio per questo.

La prima uscita

Il cane che regge sulla distanza è quello che torna quando lo chiama, che non si interessa agli sconosciuti e che accetta di restare sdraiato mentre gli altri puttano. Un cane che abbaia al passaggio dei cart o che segue le palline con lo sguardo non è pronto. Non è definitivo, forse lo sarà fra un anno. Oggi, no.

Cominci in piccolo. Nove buche a fine giornata, fuori dall’affluenza, con l’idea di accorciare se va male. E lasci lo score nella sacca: quel giorno il punteggio non ha alcuna importanza.

Dogleg è nata su un fairway, con un cane mai troppo lontano.

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