La vostra palla è sul green, a tre metri dalla buca, e in pieno sulla linea del giocatore che putta prima di voi. Non dirà nulla. Aspetterà, guardandovi. È più o meno l’unico momento della giornata in cui l’oggetto più piccolo della sacca diventa il più importante.
Un segnapalla è quel gettone piatto che posate dietro la vostra palla prima di raccoglierla, per poterla rimettere esattamente dov’era. Tutto qui. Tutto il suo lavoro consiste nel fare in modo che nulla si sposti.
E conta, perché una posizione su un green si gioca al centimetro. Nessuno ritrova quel centimetro a memoria, soprattutto dopo aver fatto il giro del green accovacciato per leggere la linea ed essere tornato dall’altra parte.
Il gesto
Quattro tempi, sempre nello stesso ordine. Posate il segnapalla dietro la palla, dal lato opposto alla buca. Raccogliete la palla, la pulite se ne ha bisogno. La riposate davanti al segnapalla, a contatto, là da dove viene. Togliete il segnapalla, giocate.
Se dovete ricordare una cosa sola, è l’ordine. Il segnapalla arriva prima che la palla venga toccata, mai dopo. Una palla raccolta prima e segnata poi non è più segnata: è rimessa all’incirca, che non è la stessa cosa. È l’errore che vediamo più spesso, e si fa sempre in buona fede. Il giocatore raccoglie, ricorda, poi posa il gettone dove crede che fosse.
L’altro caso torna di continuo: è il vostro segnapalla a dare fastidio a qualcuno. Lo spostate di una o due teste di putter prendendo un riferimento fisso sul green, e rifate il percorso inverso prima di giocare. Il « prima di giocare » è la parte che tutti dimenticano.
Non avete bisogno di conoscere il testo delle regole a memoria per fare bene. Tutto sta in due movimenti: il gettone si posa dietro la palla prima che venga raccolta, e la palla torna nello stesso punto, non accanto. Fate questo e avete fatto l’essenziale. Per i casi contorti, quelli che capitano una volta a stagione, chiedete al vostro compagno di gioco prima di toccare qualsiasi cosa. Non abbiamo mai visto nessuno accolto male per aver posto la domanda. Abbiamo visto, invece, molta gente sistemare la cosa da sola nel proprio angolo e poi chiedersi per tutta la buca successiva se avesse fatto bene.

Nessuno vi dirà niente
Segnare la propria palla è nelle regole, ma nei fatti è prima di tutto una cortesia. È un modo silenzioso di dire agli altri tre: non sono sulla vostra linea, andate, giocate. Il green è il punto del percorso in cui siete più vicini gli uni agli altri, in cui il minimo gesto si vede, e in cui chi fruga nella sacca mentre tre persone aspettano lo sente eccome. Nessuno gli farà un’osservazione. È proprio questo il problema.
Perché l’osservazione non arriva mai. Si trasforma in un silenzio un po’ lungo, in uno sguardo verso la bandiera, e chi ha impiegato venti secondi a trovare il gettone impiega due buche a capire perché l’atmosfera è cambiata. Un segnapalla che si estrae in un secondo risolve il problema prima che esista.
Il vero tema: lo perderete
Il resto lo imparate in un percorso. Questo no. È piatto, è minuscolo, non fa alcun rumore cadendo, e ha una capacità di sparizione che non ha alcun rapporto con la sua taglia.
I tre classici: appoggiato sulla sacca il tempo di bere qualcosa, scivolato fuori dalla tasca mentre vi sedete, o rimasto per terra sul green della buca che avete appena lasciato, perché avete imbucato un putt e siete andati via contenti. Quello lì non lo ritrovate mai. Ve ne accorgete due green più avanti, quando mettete la mano in tasca e non c’è nulla.
Una cosa sola funziona davvero: dargli un posto, e sempre lo stesso. Una tasca precisa, il magnete del vostro alzapitch, la visiera del vostro cappellino. Il magnete sulla visiera non ci ha mai convinti, perché il cappellino ve lo togliete per asciugarvi la fronte due volte per buca e il gettone finisce nell’erba. Ma francamente, su questo punto, fate come volete. Quello che conta non è il posto, è che non cambi mai. Il giorno in cui lo mettete « lì per ora », è finita.
Il secondo riflesso è tenerne uno di scorta in fondo alla sacca. Quello che non tirate mai fuori finché c’è l’altro. Sembra un dettaglio da maniaci, ed è esattamente per questo che funziona.
E sì, una moneta fa il lavoro. Non abbiamo nulla in contrario, ne abbiamo usate. È solo più spessa, rotola appena il green pende un po’, e finite per spenderla senza pensarci. Un vero segnapalla ha soprattutto un vantaggio banale: non serve a nient’altro, quindi resta dove l’avete messo.
