Il vento si è alzato prima della sua partenza e non è più calato. La sua palla arriva davanti al green, rimbalza una volta, riparte rotolando e finisce venti metri dietro la bandiera. Passa il pomeriggio a giocare basso e a mirare corto.
Un percorso links è un percorso di golf posato su una striscia di terra sabbiosa fra il mare e i campi: suolo compatto e drenante, erba rasa, quasi niente alberi e nulla che fermi il vento. Quella giornata lì è la regola, e tutto il resto ne discende.
Links, la definizione: una striscia di terra fra il mare e i campi
Quelle terre sabbiose si prestavano male alle colture. Fra la spiaggia e i primi campi c’erano dune, avvallamenti, ginestroni. Il golf vi ha trovato un terreno di gioco il cui carattere deve molto a quel paesaggio.
Da lì viene la sagoma che si riconosce subito: un terreno aperto, pochi alberi, poca ombra. Il tracciato si appoggia spesso alle dune e alle ondulazioni naturali del suolo.
È tutto lì: quello che fa un links è il suolo, non la vista. Un percorso può costeggiare il mare per diciotto buche senza esserlo, perché è posato su terra grassa. Quello che decide avviene sotto la palla, nel momento in cui ricade.
La differenza con un percorso classico: la palla rotola invece di fermarsi
Molti percorsi che frequentiamo qui appartengono a un’altra famiglia: suolo più morbido, alberi ai bordi, erba che trattiene di più. Alza la palla, sale, ridiscende e spesso si ferma più vicino al punto di caduta. Il gioco avviene di più in aria, anche se il rimbalzo dipende sempre dal terreno.
Su un suolo sabbioso e compatto, quell’informazione non basta più. La palla tocca e prosegue. Il rimbalzo è netto, rapido, e decide al suo posto. Non si mira più alla bandiera, si mira al punto in cui la palla comincerà a rotolare.
Il vento finisce il lavoro. Poche cose lo fermano, e una palla alta gli offre più presa. Allora si gioca basso, spesso a terra, facendo correre la palla verso il green come un lungo putt approssimativo. Un colpo che al campo pratica si lavora a volte troppo poco.
Il principio del gioco sta del resto in una frase: giocare il percorso come lo si trova e la palla come riposa. Altrove la si cita davanti a una brutta posizione. Là è l’intera giornata.
In quei giorni di vento, il driver estratto per riflesso in partenza torna a essere una vera domanda.
La Svizzera non ha quel litorale sabbioso dove si sono insediati i links. Ne parliamo perché il gioco viene da quel terreno, e perché in una mattina di vento forte, sui nostri percorsi, se ne ritrovano alcuni vincoli. Una traiettoria più bassa e un bastone in più possono allora aiutare, se il suolo permette di far correre la palla. Preferiamo questo adattamento al colpo spettacolare tentato senza tener conto del vento.
Se un dato percorso in riva al mare meriti davvero l’etichetta, se ne discute al bar. Sul campo, osservi soprattutto il suolo e il vento.
Perché la nostra linea si chiama Links Edition
Il nome non è una decorazione. Siamo partiti da quel paesaggio: il vento, l’erba rasa, la luce bassa, una tenuta che regge quattro ore all’aperto e che si tiene addosso per tornare. Preferiamo i nomi che dicono da dove viene un capo a quelli che promettono che cosa farà.
Cinque capi in tutto: la Links Tee, il Tailored Polo in bianco e il Quarter Zip in blu navy, questi ultimi due declinati in uomo e in bambino. Due generazioni, lo stesso capo in due taglie di vita: è il nostro tema dal primo giorno.
La polo è nel nostro materiale tecnico, poliestere con una parte di elastan: è quella a rimettere il capo al suo posto dopo il caricamento. Il quarter zip, invece, è il capo che si chiude al collo su una buca esposta e si riapre appena il vento cala. La tee è in cotone, cento per cento, spessa e strutturata: un capo che si porta prima e dopo, non durante.

